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Anglais For more than ten years, Acid Arab has been shaping one of the most distinctive sounds on the French electronic music scene
Français (France) Acid Arab construit depuis plus de dix ans l’une des signatures les plus singulières de la scène électronique française
Espagnol Acid Arab lleva más de diez años forjando una de las identidades más singulares del panorama electrónico francés
Italien (Italie) Da oltre dieci anni Acid Arab sta creando uno dei suoni più singolari della scena elettronica francese
Allemand (Allemagne) Acid Arab prägt seit über zehn Jahren den Sound der französischen Elektronikszene auf einzigartige Weise.
Néerlandais (Pays-Bas) Acid Arab heeft al meer dan tien jaar een van de meest eigenzinnige stijlen van de Franse elektronische muziekscene opgebouwd
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Italien (Italie) Proprio nella Parigi dei club, delle diaspore e dei flussi culturali, il collettivo ha creato un territorio musicale in cui le macchine dialogano con le voci, le mode, i ritmi e l’immaginario del mondo arabo, del Medio Oriente, del Nord Africa e del Mediterraneo.

Fin dalle prime uscite su Versatile, e poi con gli album *Musique de France*, *Jdid* e *? / Trois* per la Crammed Discs, gli Acid Arab hanno imposto un’estetica immediatamente riconoscibile: un’elettronica potente, fisica, precisa, attraversata da forme di trance, canti popolari, percussioni, linee acide e melodie provenienti da altri mondi. La musica del collettivo si basa su un’idea semplice: far coesistere le macchine e le fonti musicali convocate con la stessa intensità, in un linguaggio comune pensato per il club, il palco e l’ascolto.

Questo approccio ha rapidamente conferito al progetto una dimensione internazionale. Con oltre 600 date in tutto il mondo in dieci anni, gli Acid Arab hanno girato dai club più influenti ai grandi festival, dal Rex Club alle Nuits Sonores, dal KOKO e dal Fabric di Londra al Fusion Festival, passando per la Cova Santa di Ibiza, le Eurockéennes di Belfort e numerosi palchi in Europa, Medio Oriente, Nord Africa, America e Asia. Sul palco, il collettivo sprigiona un’energia al tempo stesso diretta e ipnotica, capace di unire pubblici molto diversi attorno a un unico movimento.

Il percorso di Acid Arab si è sempre costruito attraverso gli incontri. Alcune voci sono diventate punti di riferimento nel suo universo, come quella di Sofiane Saidi, presente fin dai primi grandi capitoli del collettivo e tornato ad accompagnare diversi momenti salienti del suo repertorio. Altre collaborazioni hanno aperto nuove prospettive: Yasmine Hamdan, figura di spicco della scena araba contemporanea, prosegue con «Resonance» un dialogo iniziato diversi anni fa; Wael Alkak apporta un’intensità percussiva e impegnata proveniente dalla Siria; Ghizlane Melih collega la memoria delle musiche marocchine a una sensibilità elettronica contemporanea. Con Cem Y?ld?z, gli Acid Arab hanno trovato un punto di contatto naturale con le tradizioni turche e le forme di trance, mentre Cheba Ibtissem, Ghita Lahmamassi, Radia Manel, Zeina Aftimos, Dalia, Rita L’Oujdia o Cheikha Hadjla ampliano ulteriormente questa cartografia vocale.

Questa geografia musicale non è solo un’aggiunta di ospiti: è il cuore stesso dell’essenza di Acid Arab. Ogni collaborazione sposta leggermente il centro del progetto, aggiunge una lingua, un colore, una tensione, un modo diverso di vivere la danza. È questo che permette al collettivo di passare da un brano portato da una grande voce araba contemporanea a un incontro più pop con Edis in «Yakt?n Beni», o a una presenza più cinematograficacon Najwa Nimri, senza perdere la propria identità. Gli Acid Arab rimangono il punto di convergenza: uno spazio in cui le voci circolano, si rispondono a vicenda e si trasformano in materia elettronica.

Parallelmente, il progetto dialoga con diverse generazioni di produttori e remixer. R3HAB, Yuksek, Chloé Caillet, KiNK, NTO o LB aka LABAT hanno ciascuno ampliato l’universo di Acid Arab verso altre scene, tra house, techno, indie dance e cultura club francese. Il collettivo ha inoltre rivisitato «Barbés» di Rachid Taha, riferimento imprescindibile della musica franco-algerina, come gesto sia di filiazione che di trasmissione.

Con il suo prossimo album *Resonance*, gli Acid Arab inaugurano un nuovo ciclo. Il disco porta avanti le ossessioni fondanti del collettivo – la danza, la trance, le voci, la precisione sonora, l’incontro – affermando al contempo uno stile più ampio e contemporaneo. Per la prima volta, la produzione si arricchisce di uno sguardo esterno, conferendo una nuova profondità al suono e al lavoro sulle trame sonore. Attorno ai suoi numerosi ospiti, *Resonance* afferma un Acid Arab in movimento, fedele al proprio linguaggio ma aperto a nuove sfaccettature.

Nel 2026, gli Acid Arab superano un nuovo confine con la colonna sonora della mostra dedicata a Hassan Hajjaj alla Philharmonie di Parigi. Questo incontro con l’universo visivo di Hassan Hajjaj prolunga naturalmente il percorso del collettivo: far dialogare immagini, corpi, culture popolari, icone e musica in uno stesso spazio vivo. Questo progetto accompagna un periodo significativo per gli Acid Arab, tra nuove collaborazioni, palcoscenici internazionali e la prospettiva di un futuro concerto allo Zenith di Parigi.

Acid Arab è oggi un progetto raro: un collettivo elettronico francese che è al tempo stesso club, live, culturale e internazionale; una musica di festa, di radicamento e di movimento, che non cerca di illustrare un mondo ma di farlo risuonare.
Espagnol En el París de los clubes, las diásporas y los intercambios culturales, el colectivo ha creado un territorio musical en el que las máquinas dialogan con las voces, los estilos, los ritmos y el imaginario del mundo árabe, Oriente Medio, el norte de África y el Mediterráneo.

Desde sus primeros lanzamientos en Versatile, y posteriormente con los álbumes *Musique de France*, *Jdid* y *? / Trois* en Crammed Discs, Acid Arab ha impuesto una estética inmediatamente identificable: una música electrónica potente, física y precisa, impregnada de formas de trance, cantos populares, percusiones, líneas ácidas y melodías venidas de otros lugares. La música del colectivo se basa en una idea sencilla: hacer que las máquinas y las fuentes musicales convocadas coexistan con la misma intensidad, en un lenguaje común pensado para la discoteca, el escenario y la escucha.

Este enfoque dotó rápidamente al proyecto de una dimensión internacional. Con más de 600 actuaciones por todo el mundo en diez años, Acid Arab ha pasado de los clubes de referencia a los grandes festivales, desde el Rex Club hasta Nuits Sonores, desde KOKO y Fabric en Londres hasta el Fusion Festival, pasando por la Cova Santa de Ibiza, las Eurockéennes de Belfort y numerosos escenarios de Europa, Oriente Medio, el norte de África, América y Asia. Sobre el escenario, el colectivo despliega una energía a la vez directa e hipnótica, capaz de unir a públicos muy diferentes en torno a un mismo movimiento.

La trayectoria de Acid Arab siempre se ha forjado a través de los encuentros. Algunas voces se han convertido en referentes en su universo, como Sofiane Saidi, presente desde los primeros grandes capítulos del colectivo y que ha vuelto para acompañar varios momentos destacados de su repertorio. Otras colaboraciones han abierto nuevas vías: Yasmine Hamdan, figura destacada de la escena árabe contemporánea, prolonga con «Resonance» un diálogo iniciado varios años antes; Wael Alkak aporta una intensidad percusiva y comprometida procedente de Siria; Ghizlane Melih une la memoria de la música marroquí con una sensibilidad electrónica actual. Con Cem Y?ld?z, Acid Arab ha encontrado un punto de contacto natural con las tradiciones turcas y las formas de trance, mientras que Cheba Ibtissem, Ghita Lahmamassi, Radia Manel, Zeina Aftimos, Dalia, Rita L’Oujdia o Cheikha Hadjla amplían aún más este mapa vocal.

Esta geografía musical no es solo una suma de colaboraciones: constituye la esencia misma de Acid Arab. Cada colaboración desplaza ligeramente el centro del proyecto, añade un idioma, un color, una tensión, una forma diferente de vivir la danza. Esto es lo que permite al colectivo pasar de un tema impulsado por una gran voz árabe contemporánea a un encuentro más pop con Edis en «Yakt’n Beni», o a una presencia más cinematográficacon Najwa Nimri, sin perder su identidad. Acid Arab sigue siendo el punto de convergencia: un espacio donde las voces circulan, se responden entre sí y se convierten en materia electrónica.

Paralelamente, el proyecto dialoga con varias generaciones de productores y remezcladores. R3HAB, Yuksek, Chloé Caillet, KiNK, NTO o LB aka LABAT han ampliado cada uno el universo de Acid Arab hacia otros escenarios, entre el house, el techno, el indie dance y la cultura de club francesa. El colectivo también ha reinterpretado «Barbés» de Rachid Taha, una referencia fundamental de la música franco-argelina, como un gesto tanto de filiación como de transmisión.

Con su próximo álbum, *Resonance*, Acid Arab inicia un nuevo ciclo. El disco da continuidad a las obsesiones fundacionales del colectivo —el baile, el trance, las voces, la precisión sonora, el encuentro— al tiempo que afirma un estilo más amplio y contemporáneo. Por primera vez, la producción se enriquece con una mirada externa, lo que aporta una nueva profundidad al sonido y al trabajo con las texturas. Con sus numerosos invitados, «Resonance» confirma que Acid Arab está en constante evolución, fiel a su lenguaje pero abierto a nuevas dimensiones.

En 2026, Acid Arab traspasa una nueva frontera con la banda sonora de la exposición de Hassan Hajjaj en la Filarmónica de París. Este encuentro con el universo visual de Hassan Hajjaj prolonga de forma natural la propuesta del colectivo: establecer un diálogo entre las imágenes, los cuerpos, las culturas populares, los iconos y la música en un mismo espacio vivo. Acompaña una etapa decisiva para Acid Arab, entre nuevas colaboraciones, escenarios internacionales y la perspectiva de una próxima actuación en el Zenith de París.

Acid Arab es hoy en día un proyecto excepcional: un colectivo electrónico francés que aúna el ámbito de las discotecas, los conciertos en directo, la cultura y la dimensión internacional; una música festiva, arraigada y llena de movimiento, que no busca ilustrar un mundo, sino hacerlo resonar.
Néerlandais (Pays-Bas) In het Parijs van de clubs, de diaspora’s en de culturele uitwisselingen heeft het collectief een muzikaal universum gecreëerd waarin machines in dialoog treden met stemmen, de stijlen, ritmes en verbeeldingswerelden van de Arabische wereld, het Midden-Oosten, Noord-Afrika en het Middellandse Zeegebied.

Sinds hun eerste releases op Versatile, en vervolgens met de albums *Musique de France*, *Jdid* en *? / Trois* bij Crammed Discs, heeft Acid Arab een onmiddellijk herkenbare esthetiek neergezet: krachtige, fysieke en precieze elektronische muziek, doordrongen van trance-elementen, volksliederen, percussie, acid-lijnen en melodieën uit andere werelden. De muziek van het collectief is gebaseerd op een eenvoudig idee: machines en de gebruikte muzikale bronnen met dezelfde intensiteit naast elkaar laten bestaan, in een gemeenschappelijke taal die is bedacht voor de club, het podium en het luisteren.

Deze aanpak gaf het project al snel een internationale dimensie. Met meer dan 600 optredens over de hele wereld in tien jaar tijd heeft Acid Arab de weg gevonden van toonaangevende clubs naar grote festivals, van de Rex Club tot Nuits Sonores, van KOKO en Fabric in Londen tot het Fusion Festival, via Cova Santa op Ibiza, de Eurockéennes in Belfort en talrijke podia in Europa, het Midden-Oosten, Noord-Afrika, Amerika en Azië. Op het podium straalt het collectief een energie uit die zowel direct als hypnotiserend is, en die in staat is om zeer uiteenlopende publieken te verenigen rond één en dezelfde beweging.

Het traject van Acid Arab is altijd gevormd door ontmoetingen. Bepaalde stemmen zijn referentiepunten geworden in hun universum, zoals Sofiane Saidi, die al vanaf de eerste grote hoofdstukken van het collectief aanwezig was en terugkeerde om verschillende hoogtepunten uit hun repertoire te begeleiden. Andere samenwerkingen hebben nieuwe wegen geopend: Yasmine Hamdan, een belangrijke figuur in de hedendaagse Arabische scene, zet met „Resonance“ een dialoog voort die enkele jaren eerder is begonnen; Wael Alkak brengt een intense, geëngageerde percussie uit Syrië mee; Ghizlane Melih verbindt de herinnering aan Marokkaanse muziek met een hedendaagse elektronische gevoeligheid. Met Cem Y?ld?z heeft Acid Arab een natuurlijk raakvlak gevonden met Turkse tradities en trancevormen, terwijl Cheba Ibtissem, Ghita Lahmamassi, Radia Manel, Zeina Aftimos, Dalia, Rita L’Oujdia en Cheikha Hadjla deze vocale kaart nog verder uitbreiden.

Deze muzikale geografie is niet alleen een optelsom van gastartiesten: ze vormt de kern van het wezen van Acid Arab. Elke samenwerking verschuift het zwaartepunt van het project enigszins, voegt een taal, een kleur, een spanning of een andere manier om de dans te beleven toe. Dit stelt het collectief in staat om over te stappen van een nummer gedragen door een grote hedendaagse Arabische stem naar een meer popachtige ontmoeting met Edis op „Yakt’n Beni“, of naar een meer filmischemet Najwa Nimri, zonder zijn identiteit te verliezen. Acid Arab blijft het middelpunt: een ruimte waar stemmen circuleren, op elkaar reageren en elektronische materie worden.

Tegelijkertijd gaat het project de dialoog aan met verschillende generaties producers en remixers. R3HAB, Yuksek, Chloé Caillet, KiNK, NTO of LB aka LABAT hebben elk het universum van Acid Arab uitgebreid naar andere scènes, variërend van house, techno, indie dance tot de Franse clubcultuur. Het collectief heeft ook „Barbés“ van Rachid Taha, een essentiële referentie in de Frans-Algerijnse muziek, opnieuw geïnterpreteerd, als een gebaar van zowel verwantschap als overdracht.

Met hun aanstaande album ‘Resonance’ luidt Acid Arab een nieuwe cyclus in. De plaat bouwt voort op de fundamentele obsessies van het collectief: dans, trance, stemmen, klankprecisie, ontmoetingen – en laat tegelijkertijd een bredere en eigentijdse stijl horen. Voor het eerst wordt de productie verrijkt met een blik van buitenaf, wat een nieuwe diepgang geeft aan het geluid en het werken met texturen. Met zijn talrijke gastartiesten toont Resonance een Acid Arab in beweging, trouw aan zijn eigen taal maar open voor nieuwe dimensies.

In 2026 overschrijdt Acid Arab een nieuwe grens met de soundtrack van de tentoonstelling Hassan Hajjaj in de Philharmonie de Paris. Deze ontmoeting met het visuele universum van Hassan Hajjaj is een logisch verlengstuk van de visie van het collectief: beelden, lichamen, populaire culturen, iconen en muziek met elkaar in dialoog brengen in één en dezelfde levendige ruimte. Het gaat gepaard met een belangrijke fase voor Acid Arab, met nieuwe samenwerkingen, internationale optredens en het vooruitzicht op een toekomstig optreden in de Zénith de Paris.

Acid Arab is vandaag de dag een zeldzaam project: een Frans elektronisch collectief dat tegelijkertijd club-, live-, cultureel en internationaal is; muziek van feest, verbondenheid en beweging, die niet bedoeld is om een wereld te illustreren, maar om die te laten weerklinken.
Allemand (Allemagne) Inmitten des Pariser Nachtlebens mit seinen Clubs, Diasporas und kulturellen Strömungen hat das Kollektiv einen musikalischen Raum geschaffen, in dem Maschinen mit Stimmen, die Stile, Rhythmen und Vorstellungswelten der arabischen Welt, des Nahen Ostens, Nordafrikas und des Mittelmeerraums.

Seit seinen ersten Veröffentlichungen bei Versatile und später mit den Alben „Musique de France“, „Jdid“ und „? / Trois“ bei Crammed Discs hat Acid Arab eine sofort erkennbare Ästhetik etabliert: eine kraftvolle, körperliche, präzise Elektronik, durchdrungen von Trance-Elementen, Volksliedern, Percussion, Acid-Linien und Melodien aus anderen Welten. Die Musik des Kollektivs basiert auf einer einfachen Idee: Maschinen und die herangezogenen musikalischen Quellen sollen mit derselben Intensität nebeneinander bestehen, in einer gemeinsamen Sprache, die für den Club, die Bühne und das Zuhören konzipiert ist.

Dieser Ansatz verlieh dem Projekt schnell eine internationale Dimension. Mit mehr als 600 Auftritten weltweit in zehn Jahren war Acid Arab von einflussreichen Clubs bis hin zu großen Festivals unterwegs, vom Rex Club bis zu den Nuits Sonores, von KOKO und Fabric in London bis zum Fusion Festival, über die Cova Santa auf Ibiza, den „Eurockéennes“ in Belfort und zahlreichen Bühnen in Europa, im Nahen Osten, in Nordafrika, in Amerika und in Asien. Auf der Bühne entfaltet das Kollektiv eine Energie, die zugleich direkt und hypnotisch ist und sehr unterschiedliche Publikumsgruppen in einer gemeinsamen Bewegung vereinen kann.

Der Werdegang von Acid Arab wurde stets durch Begegnungen geprägt. Bestimmte Stimmen sind zu Fixpunkten in seinem Universum geworden, wie beispielsweise Sofiane Saidi, der bereits in den ersten großen Phasen des Kollektivs dabei war und zurückgekehrt ist, um mehrere Höhepunkte seines Repertoires zu begleiten. Andere Kooperationen haben neue Wege eröffnet: Yasmine Hamdan, eine bedeutende Persönlichkeit der zeitgenössischen arabischen Szene, setzt mit „Resonance“ einen Dialog fort, der bereits vor mehreren Jahren begonnen hat; Wael Alkak bringt eine perkussive und engagierte Intensität aus Syrien mit; Ghizlane Melih verbindet die Erinnerung an marokkanische Musik mit einer aktuellen elektronischen Sensibilität. Mit Cem Y?ld?z hat Acid Arab einen natürlichen Anknüpfungspunkt zu türkischen Traditionen und Trance-Formen gefunden, während Cheba Ibtissem, Ghita Lahmamassi, Radia Manel, Zeina Aftimos, Dalia, Rita L’Oujdia oder Cheikha Hadjla diese stimmliche Landkarte noch weiter ausdehnen.

Diese musikalische Geografie ist nicht nur eine Aneinanderreihung von Gästen: Sie bildet den Kern des Wesens von Acid Arab. Jede Zusammenarbeit verschiebt das Zentrum des Projekts ein wenig, fügt eine Sprache, eine Farbe, eine Spannung und eine andere Art hinzu, den Tanz zu leben. Das ermöglicht es dem Kollektiv, von einem Titel, der von einer großen zeitgenössischen arabischen Stimme getragen wird, zu einer eher poporientierten Begegnung mit Edis bei „Yakt?n Beni“ oder zu einer eher filmischenmit Najwa Nimri zu wechseln, ohne dabei seine Identität zu verlieren. Acid Arab bleibt der Mittelpunkt: ein Raum, in dem Stimmen zirkulieren, aufeinander reagieren und zu elektronischem Material werden.

Parallel dazu steht das Projekt im Dialog mit mehreren Generationen von Produzenten und Remixern. R3HAB, Yuksek, Chloé Caillet, KiNK, NTO oder LB alias LABAT haben das Universum von Acid Arab jeweils auf andere Szenen ausgeweitet, zwischen House, Techno, Indie Dance und französischer Clubkultur. Das Kollektiv hat zudem „Barbes“ von Rachid Taha, eine wesentliche Referenz der französisch-algerischen Musik, neu interpretiert – als Geste der Verbundenheit und der Weitergabe.

Mit ihrem kommenden Album „Resonance“ läutet Acid Arab einen neuen Zyklus ein. Die Platte knüpft an die grundlegenden Obsessionen des Kollektivs an: Tanz, Trance, Stimmen, klangliche Präzision, Begegnung – und bekräftigt gleichzeitig einen umfassenderen und zeitgemäßeren Stil. Zum ersten Mal wird die Produktion durch einen Blick von außen bereichert, der dem Klang und der Arbeit an den Texturen eine neue Tiefe verleiht. Mit seinen zahlreichen Gästen bekräftigt „Resonance“ ein Acid Arab in Bewegung, das seiner Sprache treu bleibt, aber offen ist für neue Facetten.

Im Jahr 2026 überschreitet Acid Arab mit dem Soundtrack zur Ausstellung „Hassan Hajjaj“ in der Philharmonie de Paris eine neue Grenze. Diese Begegnung mit dem visuellen Universum von Hassan Hajjaj ist eine natürliche Fortsetzung des Ansatzes des Kollektivs: Bilder, Körper, Populärkulturen, Ikonen und Musik in einem gemeinsamen, lebendigen Raum miteinander in Dialog zu bringen. Sie begleitet eine für Acid Arab bedeutende Phase, geprägt von neuen Kooperationen, internationalen Auftritten und der Aussicht auf einen bevorstehenden Auftritt im Zénith de Paris.

Acid Arab ist heute ein einzigartiges Projekt: ein französisches Elektronik-Kollektiv, das gleichzeitig Club-, Live-, Kultur- und internationale Aspekte vereint; eine Musik des Feierns, der Verwurzelung und der Bewegung, die nicht danach strebt, eine Welt zu illustrieren, sondern sie zum Klingen zu bringen.
Français (France) Né dans le Paris des clubs, des diasporas et des circulations culturelles, le collectif a inventé un territoire musical où les machines dialoguent avec les voix, les modes, les rythmes et les imaginaires du monde arabe, du Moyen-Orient, d’Afrique du Nord et de la Méditerranée.

Depuis ses premières sorties sur Versatile, puis avec les albums Musique de France, Jdid et ٣ / Trois chez Crammed Discs, Acid Arab a imposé une esthétique immédiatement identifiable : une électronique puissante, physique, précise, traversée par les formes de transe, les chants populaires, les percussions, les lignes acides et les mélodies venues d’ailleurs. La musique du collectif repose sur une idée simple : faire coexister les machines et les sources musicales convoquées avec la même intensité, dans un langage commun pensé pour le club, la scène et l’écoute.

Cette approche a rapidement donné au projet une dimension internationale. Avec plus de 600 dates à travers le monde en dix ans, Acid Arab a circulé des clubs prescripteurs aux grands festivals, du Rex Club aux Nuits Sonores, de KOKO et Fabric à Londres au Fusion Festival, en passant par Ibiza Cova Santa, les Eurockéennes de Belfort et de nombreuses scènes en Europe, au Moyen-Orient, en Afrique du Nord, en Amérique et en Asie. Sur scène, le collectif déploie une énergie à la fois frontale et hypnotique, capable de fédérer des publics très différents autour d’un même mouvement.

La trajectoire d’Acid Arab s’est toujours construite par la rencontre. Certaines voix sont devenues des repères dans son univers, comme Sofiane Saidi, présent dès les premiers grands chapitres du collectif et revenu accompagner plusieurs moments forts de son répertoire. D’autres collaborations ont ouvert des lignes nouvelles : Yasmine Hamdan, figure majeure de la scène arabe contemporaine, prolonge avec Resonance un dialogue amorcé plusieurs années plus tôt ; Wael Alkak apporte une intensité percussive et engagée venue de Syrie ; Ghizlane Melih relie la mémoire des musiques marocaines à une sensibilité électronique actuelle. Avec Cem Yıldız, Acid Arab a trouvé un point de contact naturel avec les traditions turques et les formes de transe, tandis que Cheba Ibtissem, Ghita Lahmamassi, Radia Manel, Zeina Aftimos, Dalia, Rita L’Oujdia ou Cheikha Hadjla élargissent encore cette cartographie vocale.

Cette géographie musicale n’est pas seulement une addition d’invités : elle est au cœur de l’essence d’Acid Arab. Chaque collaboration déplace légèrement le centre du projet, ajoute une langue, une couleur, une tension, une manière différente d’habiter la danse. C’est ce qui permet au collectif de passer d’un titre porté par une grande voix arabe contemporaine à une rencontre plus pop avec Edis sur Yaktın Beni, ou à une présence plus cinématographique avec Najwa Nimri, sans perdre son identité. Acid Arab reste le point de convergence : un espace où les voix circulent, se répondent et deviennent matière électronique.

En parallèle, le projet dialogue avec plusieurs générations de producteurs et de remixeurs. R3HAB, Yuksek, Chloé Caillet, KiNK, NTO ou LB aka LABAT ont chacun prolongé l’univers d’Acid Arab vers d’autres scènes, entre house, techno, indie dance et culture club française. Le collectif a aussi revisité Barbès de Rachid Taha, référence essentielle de la musique franco-algérienne, comme un geste de filiation autant que de transmission.

Avec son prochain album Resonance, Acid Arab ouvre un nouveau cycle. Le disque prolonge les obsessions fondatrices du collectif ; la danse, la transe, les voix, la précision sonore, la rencontre - tout en affirmant une écriture plus ample et plus contemporaine. Pour la première fois, la production s’enrichit d’un regard extérieur, apportant une nouvelle profondeur au son et au travail des textures. Autour de ses nombreux invités, Resonance affirme un Acid Arab en mouvement, fidèle à son langage mais ouvert à de nouveaux reliefs.

En 2026, Acid Arab franchit une nouvelle frontière avec la bande originale de l’exposition Hassan Hajjaj à la Philharmonie de Paris. Cette rencontre avec l’univers visuel d’Hassan Hajjaj prolonge naturellement le geste du collectif : faire dialoguer les images, les corps, les cultures populaires, les icônes et la musique dans un même espace vivant. Elle accompagne une séquence forte pour Acid Arab, entre nouvelles collaborations, scènes internationales et perspective d’un Zénith de Paris à venir.

Acid Arab est aujourd’hui un projet rare : un collectif électronique français à la fois club, live, culturel et international ; une musique de fête, d’ancrage et de mouvement, qui ne cherche pas à illustrer un monde mais à le faire résonner.
Anglais Set against the backdrop of Paris’s clubs, diasporas, and cultural exchanges, the collective has created a musical realm where machines interact with voices, the styles, rhythms, and imaginations of the Arab world, the Middle East, North Africa, and the Mediterranean.

Since their first releases on Versatile, followed by the albums *Musique de France*, *Jdid*, and *? / Trois* on Crammed Discs, Acid Arab has established an instantly recognizable aesthetic: powerful, physical, and precise electronic music, infused with trance-like elements, folk songs, percussion, acid lines, and melodies from elsewhere. The collective’s music is based on a simple idea: to bring machines and live musical elements together with equal intensity, in a shared language designed for the club, the stage, and listening at home.

This approach quickly gave the project an international dimension. With more than 600 shows worldwide over the past ten years, Acid Arab has performed everywhere from influential clubs to major festivals—from the Rex Club to Nuits Sonores, from KOKO and Fabric in London to the Fusion Festival, as well as at Ibiza’s Cova Santa, the Eurockéennes in Belfort, and numerous venues across Europe, the Middle East, North Africa, the Americas, and Asia. On stage, the collective exudes an energy that is both direct and hypnotic, capable of uniting very diverse audiences around a single movement.

Acid Arab’s journey has always been shaped by encounters. Certain voices have become cornerstones of its world, such as Sofiane Saidi, who has been part of the collective since its earliest major chapters and has returned to accompany several highlights of its repertoire. Other collaborations have opened up new avenues: Yasmine Hamdan, a major figure in the contemporary Arab music scene, continues with *Resonance* a dialogue that began several years earlier; Wael Alkak brings a percussive and passionate intensity from Syria; Ghizlane Melih connects the legacy of Moroccan music with a contemporary electronic sensibility. With Cem Yıldız, Acid Arab has found a natural connection to Turkish traditions and trance-like forms, while Cheba Ibtissem, Ghita Lahmamassi, Radia Manel, Zeina Aftimos, Dalia, Rita L’Oujdia, and Cheikha Hadjla further expand this vocal landscape.

This musical geography is not merely a collection of guest artists: it lies at the very heart of Acid Arab’s essence. Each collaboration slightly shifts the project’s focus, adding a language, a color, a tension, and a different way of embodying the dance. This is what allows the collective to move from a track featuring a major contemporary Arab voice to a more pop-oriented collaboration with Edis on “Yakt’n Beni,” or to a more cinematiccinematic presence with Najwa Nimri, without losing its identity. Acid Arab remains the focal point: a space where voices circulate, respond to one another, and become electronic matter.

At the same time, the project engages in a dialogue with several generations of producers and remixers. R3HAB, Yuksek, Chloé Caillet, KiNK, NTO, and LB aka LABAT have each expanded Acid Arab’s universe into other scenes, spanning house, techno, indie dance, and French club culture. The collective has also reimagined Rachid Taha’s *Barbés*, an essential reference in Franco-Algerian music, as an act of both homage and transmission.

With their upcoming album *Resonance*, Acid Arab ushers in a new era. The record builds on the collective’s founding obsessions—dance, trance, vocals, sonic precision, and collaboration—while asserting a broader and more contemporary sound. For the first time, the production is enriched by an outside perspective, bringing new depth to the sound and the work on textures. Featuring numerous guests, *Resonance* showcases an Acid Arab in motion, faithful to its artistic language yet open to new dimensions.

In 2026, Acid Arab crossed a new frontier with the soundtrack for the Hassan Hajjaj exhibition at the Philharmonie de Paris. This encounter with Hassan Hajjaj’s visual universe is a natural extension of the collective’s mission: to create a dialogue between images, bodies, popular cultures, icons, and music within a single, vibrant space. It marks a significant phase for Acid Arab, featuring new collaborations, international performances, and the prospect of a future show at the Zénith in Paris.

Acid Arab is a rare project today: a French electronic collective that is at once club-oriented, live, cultural, and international; music for celebration, connection, and movement, which does not seek to illustrate a world but to make it resonate.

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Anglais For more than ten years, Acid Arab has been shaping one of the most distinctive sounds on the French electronic music scene
Français (France) Acid Arab construit depuis plus de dix ans l’une des signatures les plus singulières de la scène électronique française

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